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Riflessioni sulla fotografia – Parte I: Il significato e la sua realizzazione in fotografia

Matera Festa della Bruna

Il significato e la sua realizzazione in fotografia

Spesso mi imbatto in post, articoli o persino video-reel che affrontano un tema per me centrale: il rapporto tra forma e contenuto in fotografia.

Prima di proporre il mio punto di vista, però, credo sia necessario fermarsi su una questione preliminare, spesso trascurata: le parole che utilizziamo per parlarne.

Questa è la prima di più parti che vogliono esplorare la mia idea di fotografia, attraverso il pensiero filosofico e fotografico di Immanuel Kant e Henri Cartier-Bresson.
Non si tratta di un percorso che intende fornire precetti o giudizi, ma di una serie di riflessioni che vogliono offrire suggestioni e stimoli per sviluppare in modo più consapevole la propria visione della fotografia.

Ricciolo Ribelle _ Marco TortatoInizierei questo percorso dalla mia necessità, prima ancora che teorica, filologica, di chiarire il linguaggio della discussione, perché senza un linguaggio preciso anche il pensiero rischia di diventare opaco.

Non di rado, infatti, questo tema viene trattato in modo apparentemente autorevole, ma in realtà triviale, nel senso etimologico del termine: si mescolano piani diversi, si usano i termini come sinonimi, si sovrappongono concetti che appartengono a tradizioni teoriche differenti.
Il risultato è un discorso che sembra chiaro, ma che in realtà semplifica e confonde.

Per questo motivo, prima di entrare nel merito, credo sia utile chiarire alcuni termini fondamentali.

Estetica

Nel linguaggio comune contemporaneo, il termine estetica viene spesso usato come sinonimo di “bella immagine”, di gradevolezza visiva o di patinatura formale.

In realtà, l’estetica è un termine neutro.
Non indica qualcosa di necessariamente bello, piacevole o “imbellettato”.

L’estetica nasce come riflessione sull’aisthesis, ovvero sulla percezione sensibile: riguarda il modo in cui qualcosa si manifesta all’esperienza, indipendentemente dal fatto che questa manifestazione sia armonica, disturbante, aspra o scomoda.

Un’immagine può avere un’estetica forte pur essendo dura, scarna, irregolare o persino respingente.
L’estetica, quindi, non coincide con l’abbellimento, ma con la modalità percettiva attraverso cui l’immagine si offre allo sguardo.

Quando si contrappone estetica e contenuto, si commette un equivoco di fondo: si riduce l’estetica a decorazione, dimenticando che essa è il modo stesso in cui il contenuto diventa percepibile.

Contenuto

Per come intendo io il termine, il contenuto non coincide con il messaggio, né con il significato dell’immagine.

Il contenuto è la materia prima con cui il fotografo lavora.
È ciò che l’autore decide di includere nell’inquadratura.

Il contenuto è quindi il risultato di una serie di scelte:

  • di aggiunta e di eliminazione,
  • di relazioni tra gli elementi presenti,
  • di intenzione.

Ogni fotografia nasce da un atto selettivo: qualcosa entra nell’immagine e qualcosa ne resta fuori.
Questo atto non è neutro, ma intenzionale.

Il contenuto, in questo senso, non è ancora significato.
È il campo di possibilità su cui la forma opera.

Solo attraverso l’organizzazione formale — luce, spazio, tempo, equilibrio — il contenuto smette di essere materia grezza e diventa esperienza visiva dotata di senso.

Forma

Anche il termine forma è spesso frainteso.

La forma non è:

  • lo stile,
  • l’estetizzazione,
  • la ricerca di un effetto.

La forma è struttura significativa.
È l’insieme di relazioni visive — luce, spazio, tempo, equilibrio, tensione, ritmo — che rendono l’immagine ciò che è.

In fotografia, la forma non abbellisce il contenuto: è il luogo in cui il contenuto accade e significa.

Venezia Lauree - Marco TortatoUn’ultima precisazione: cosa intendo per “significato”

È necessaria un’ultima precisazione terminologica, probabilmente la più delicata.

Quando utilizzo il termine significato, non lo intendo in senso letterale, narrativo o simbolico.
Non parlo di ciò che l’immagine “racconta”, né di un messaggio da decodificare, né di un contenuto concettuale che possa essere tradotto in parole senza perdita.

Il significato, in questo contesto, va inteso in senso epistemologico.
Ovvero: come modo in cui la conoscenza prende forma attraverso l’esperienza visiva.

In fotografia — e nel pensiero di Henri Cartier-Bresson — il significato non coincide con il soggetto rappresentato, ma con l’atto di riconoscimento che avviene quando forma e contenuto si organizzano in un’unità coerente e necessaria.

Cartier-Bresson parla di riconoscere, nello stesso istante:

  • un evento,
  • e il rigoroso assetto delle forme che lo esprimono e lo significano.

Quel “significare” non è un rimando simbolico, ma un processo conoscitivo: l’immagine diventa luogo di comprensione, non di illustrazione.

Il significato non precede l’immagine e non la segue come spiegazione.
Si manifesta nell’immagine stessa, attraverso la sua struttura formale.

In questo senso, il significato è la sinergia indissolubile tra forma e contenuto, ed è ciò che rende visibile l’intenzione dell’autore non come dichiarazione, ma come scelta incarnata nello scatto.

Per questo motivo, opporre estetica e contenuto è fuorviante.
Quando una fotografia funziona, l’estetica non riveste un contenuto e il contenuto non giustifica una forma: la forma è il contenuto, e il contenuto è la forma.

Quando questa unità viene meno, l’immagine può risultare seducente, corretta, perfino impeccabile dal punto di vista formale, ma resta muta.
Non perché manchi un messaggio, ma perché manca un significato nel senso più profondo del termine: quello conoscitivo.

Vai alla parte II: Riflessioni sulla fotografia – Parte II: Forma e contenuto in fotografia, perché è un falso conflitto


Se sei interessato ad approfondire o a saperne di più su questi temi, ho un workshop che può fare per te.

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